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"Se il mondo gira bene, anche la Svizzera gira bene"

Intervista ad Anton Stadler, capo della sezione Analisi e politica della DSC

Qual è lo scopo del Rapporto intermedio 2010 sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM)? Quale importanza rivestono gli OSM per la Svizzera? Sono realistici? A queste e altre domande risponde Anton Stadler, capo della sezione Analisi e politica della DSC. Una delle dichiarazioni chiave recita: "Se il mondo gira bene – ossia se gli obiettivi vengono raggiunti – anche la Svizzera gira bene."

anton_stadler210_1.jpgIl Rapporto intermedio della Svizzera 2010 sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) pubblicato dal Consiglio federale traccia un bilancio sugli obiettivi raggiunti e sul contributo fornito dalla Svizzera. Qual è lo scopo di questo Rapporto?
Lo scopo del Rapporto è quello di illustrare al popolo svizzero il contributo che la Svizzera ha fornito per il raggiungimento degli OSM nel corso degli ultimi dieci anni e quanto rimane da fare. Il Rapporto informa inoltre il Segretario generale dell'ONU e gli Stati membri dell'ONU, che dal 20 al 22 settembre 2010 parteciperanno al vertice OSM a New York, in merito al contributo della Svizzera. La nostra speranza è che il Rapporto sia oggetto di ampio dibattito sui media e venga utilizzato come strumento didattico in numerose scuole in Svizzera.

Immagini di dover spiegare questo Rapporto e la sua importanza ai suoi vicini: che cosa direbbe loro in estrema sintesi con alcune dichiarazioni chiave?
Il mio vicino a Losanna lavora per Nespresso. Gli spiegherei ad esempio perché il raggiungimento degli OSM è così importante per la Svizzera. Il suo datore di lavoro acquista sul mercato globale il caffè prodotto sugli altopiani tropicali, fabbrica le capsule nel Canton Vaud e le trasporta poi nei centri urbani di tutti i continenti per la vendita. Sono centinaia di migliaia gli svizzeri che, come il mio vicino, lavorano per gruppi economici globali. A sua volta la Svizzera è un Paese strettamente connesso con tutto il mondo. Oltre la metà del nostro benessere proviene dall'estero, e una buona parte proprio dai Paesi in via di sviluppo. Se il mondo gira bene – ossia se gli obiettivi vengono raggiunti – anche la Svizzera gira bene. Il Rapporto intermedio 2010 descrive dettagliatamente i progressi compiuti nell'ambito di ciascuno degli otto obiettivi, ma evidenzia anche come le crisi economiche e finanziarie del 2008 e 2009 li abbiano in parte vanificati.

Nel 2005, in occasione della pubblicazione del primo Rapporto intermedio, il Consiglio federale si era così espresso; "La Svizzera considera la Dichiarazione del Millennio e gli OSM delle pietre miliari della sua politica di sviluppo, in quanto entrambi contribuiscono a conferire un'elevata priorità all'impegno politico globale per la riduzione della povertà sulle agende internazionali e nazionali. A livello politico, nei prossimi anni la Dichiarazione del Millennio e gli OSM saranno alla base degli indirizzi della politica di sviluppo della Svizzera e di altri ambiti politici." Questa affermazione è ancora attuale rispetto all'importanza degli OMS per l'orientamento della politica di sviluppo svizzera?
Assolutamente sì. Dopo la grande euforia manifestata all'inizio del nuovo millennio, ora siamo diventati un po' più obiettivi e modesti. Porsi degli obiettivi globali ha un senso, motiva, focalizza la volontà politica e il denaro sui problemi più impellenti, la cui soluzione dipende però da tutti gli attori influenti, dai governi dei Paesi poveri e dai governi dei Paesi dell'OCSE [Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico]. 

Il bilancio del contributo svizzero al raggiungimento degli OMS è stato anche oggetto di critiche: si deplora che la politica di sviluppo svizzera sia poco coerente e trascuri i Paesi più poveri del mondo, poiché ora parecchi mezzi sono destinati anche a Paesi in transizione? Come risponde a questa critica?
Un miglioramento della coerenza svizzera nell'ambito dello sviluppo (commercio di prodotti agricoli, protezione dei brevetti, flussi finanziari) è necessario e possibile. Riguardo alla focalizzazione sulla povertà stiamo facendo passi avanti. Rispetto agli altri Paesi rappresentati nel Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS), la Svizzera si è sempre concentrata abbastanza assiduamente sui Paesi meno sviluppati. Dobbiamo però abbandonare l'idea che con il solo nostro aiuto diretto alle persone povere si riesca a ridurre la povertà in modo duraturo. La povertà si combatte e si riduce innanzitutto attraverso buone politiche economiche nei Paesi in via di sviluppo, corroborate da sufficienti introiti fiscali e dall'investimento mirato delle imposte nelle infrastrutture, in attività produttive, nella salute pubblica e nella scuola. In questo contesto la Svizzera deve contribuire con la cooperazione allo sviluppo. Faccio inoltre presente che anche nei Paesi in transizione vive un considerevole numero di poveri.

Gli OMS funzionano seguendo cicli di quindici anni. Quanto è realistico tutto ciò considerate l'ampiezza e la complessità dei problemi e delle sfide? Non crede che molti OSM puntino a combattere i sintomi invece di cercare soluzioni definitive?
Se guardiamo come sono stati formulati gli OMS dieci anni fa, gli obiettivi 1-6 hanno effettivamente prodotto l'effetto indesiderato di concentrare l'attenzione sui sintomi della povertà, e non sulle sue cause. Un investimento importante nel settore della salute in un paese povero può sicuramente contribuire a breve termine a raggiungere gli obiettivi 4 (diminuzione della mortalità infantile) e 5 (migliorare la salute materna), ma riuscirà a produrre effetti durevoli soltanto se attraverso le imposte incassate nel Paese potranno essere coperti i costi correnti di ospedali e medici.

Gli OMS destano l'impressione che gli Stati industrializzati considerino ancora oggi i Paesi in via di sviluppo alla stregua di mendicanti che chiedono la carità, o con una formulazione un po' provocatoria: perché dovremmo aiutare gli Stati in via di sviluppo a raggiungere questi obiettivi? Molti di loro potrebbero realizzare la maggior parte degli obiettivi anche senza l'aiuto proveniente dal Nord, utilizzando le loro risorse in maniera più efficiente o se vi fosse meno corruzione.
Non condivido la sua immagine di "mendicanti che chiedono la carità". L'OMS n. 8 è quasi commovente con la sua pretesa di creare un partenariato globale per lo sviluppo (cfr. Rapporto intermedio 2010, pag. 25). È determinante che pure i Paesi poveri compiano degli sforzi, anche nella lotta contro la corruzione; è nostro dovere esigerlo. Ma credere che senza la corruzione la povertà scompaia da sola nel giro di qualche anno non è realistico. Operiamo in Paesi nei quali il reddito pro capite è di cento volte inferiore rispetto all'Europa occidentale, così come il budget destinato ad ogni singolo alunno o paziente, e per quest'ultimo i prezzi dei medicinali sono addirittura gli stessi applicati a Zurigo. Anche con una buona opera di governo e tassi di crescita annuali che toccano ad esempio l'8% sull'arco di alcuni decenni, la povertà in Africa al sud del Sahara potrà essere ridotta solo lentamente.

Dal 20 al 22 settembre prossimi presso la sede dell'ONU di New York si svolgerà il vertice "MDG Review". Qual è lo scopo di questo summit? Saranno prese delle decisioni concrete oppure si dibatterà soltanto?
Serve un luogo (in questo caso l'ONU) dove i governi di tutti i Paesi possano incontrarsi con parità di diritti per scambiarsi informazioni e discutere soluzioni, per poi migliorare nei propri Paesi le politiche volte al raggiungimento degli OMS. Al vertice OMS di New York si identificheranno i passi che dovranno ancora essere intrapresi per raggiungere possibilmente tutti gli OSM entro il 2015. In questo senso i Paesi donatori e i Paesi in via di sviluppo saranno esortati a ottemperare ai loro obblighi morali e a fare tutto il possibile per raggiungere questi obiettivi.  

Cosa è previsto per gli OSM fino al 2015, in particolare riguardo alla politica e alla collaborazione allo sviluppo della Svizzera?
Nei prossimi cinque anni si tratterà di continuare a impegnarsi per il raggiungimento degli OSM, impiegando i fondi svizzeri messi a disposizione nel modo più efficiente ed efficace possibile. Sarebbe comunque auspicabile che la cooperazione allo sviluppo possa disporre di un contributo annuo più cospicuo. Per rapporto a Paesi altrettanto globalizzati e benestanti (Svezia, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo), il nostro Paese spende molto meno per la cooperazione allo sviluppo e per la soluzione di compiti globali (cfr. Rapporto intermedio, pag. 28).

E dopo il 2015? Non vi è il pericolo che dopo il 2015 i Paesi donatori – e l'opinione pubblica – rivolgano la loro attenzione verso altre tematiche e che gli OSM vengano trascurati? Che cosa crede si debba fare per mantenere vivi gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e il loro principio anche dopo il 2015?
I problemi e le sfide ci accompagneranno anche dopo il 2015. La riduzione della povertà a livello globale è un compito permanente. È probabile che vi sarà uno spostamento delle priorità, con adeguamenti che si concentreranno verosimilmente sulla problematica dei cambiamenti climatici (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo). Laddove non sarà possibile adeguarsi ai cambiamenti climatici, assisteremo a una forte migrazione a livello regionale e globale nonché a numerosi potenziali conflitti per l'acqua e le terre coltivabili. Il dibattito sul seguito degli OSM dovrà tenere conto di questi fattori (e di altre problematiche future).

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