Amministrazione federale admin.ch
Dipartimento federale degli affari esteri
Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC
DSC - presente nel mondo

Visitate i siti web degli uffici della cooperazione svizzeri!

Svizzera
Svizzera 
Cercare in:


Biodiversità e risorse genetiche
Preservare la diversità genetica per trarre dei benefici
A condizione di disporre di sementi sane e di buona qualità, la coltivazione della patata risulta promettente per i piccoli agricoltori dei Paesi in sviluppo. Di conseguenza, il fatto che la diversità genetica della patata sia conservata e utilizzata su una base sostenibile e che i piccoli agricoltori possano accedervi costituiscono fattori essenziali. Sostenuto dalla DSC, il Centro internazionale della patata (CIP) esercita un ruolo centrale al riguardo.

Diamo uno sguardo al passato. Alla fine del diciassettesimo secolo, la patata era diventata l'alimento di base di oltre un terzo degli abitanti d'Irlanda. Dal 1760 al 1840, preservando la popolazione dalle carestie, ne aveva probabilmente favorito la crescita al sestuplo. Durante il decennio successivo, tuttavia, un'epidemia di peronospora distrusse i raccolti, causando la morte di un milione di Irlandesi e spingendone centinaia di migliaia all'emigrazione. Durante il medesimo periodo, in Svizzera, un'epidemia analoga indusse migliaia di contadini a partire per l'America del Sud.

L'esempio dimostra che la coltivazione della patata è esposta a diversi rischi: malattie, parassiti e fattori climatici come siccità, piogge troppo abbondanti, gelo e grandine. Le sementi stesse costituiscono un importante fattore di rischio, dato che possono propagare malattie, virus, funghi o batteri e contaminare campi e mercati. È dunque indispensabile utilizzare sementi sane e di buona qualità. L'importo che occorre investire a tale scopo può ammontare fino alla metà dei costi di produzione. Sono perciò stati lanciati programmi che sostengono la produzione di sementi di qualità, alle quali i piccoli contadini dei Paesi in sviluppo abbiano accesso o che possano produrre essi stessi.

Migliaia di forme, colori straordinari

La diversità delle patate è massima nella terra d'origine di questo alimento, la regione del lago Titicaca, negli altopiani andini del Perù e della Bolivia. Qui si contano oltre cinquemila varietà di patate diverse tra loro per forma, dimensione, colore, buccia, grana e gusto. A quasi ottomila anni dagli esordi della sua coltivazione, la patata costituisce ancora l'alimento di base dei popoli dell'Altipiano e la loro coltura principale, non solo in termini di calorie, ma anche come fonte di reddito (e di risparmio).

È essenziale conservare e utilizzare migliaia di varietà di patate, dato che soltanto una gestione durevole di questa diversità consentirà di garantire la sicurezza alimentare, conservare gli habitat, proteggere la salute e salvaguardare l'ambiente naturale. L'attuazione di tale politica, stipulata nella Convenzione sulla diversità biologica, è stata affidata al Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (GCRAI). Uno degli organismi che costituiscono il GCRAI, il Centro internazionale della patata (CIP) a Lima, gestisce la maggior banca di germoplasmi al mondo (5000 varietà e oltre 100 specie selvatiche). Tutte le caratteristiche specifiche di queste varietà vi sono catalogate, descritte e conservate.

Varietà indigene trasformate in prodotti di nicchia

Sostenuto dalla DSC, il CIP svolge una funzione centrale di amplificazione delle capacità nazionali, sostenendo, ad esempio, gli specialisti nei Paesi in via di sviluppo nell'ambito della coltivazione, della formazione e dell'organizzazione di programmi nazionali dedicati alla patata. Effettua inoltre ricerche proprie applicando metodologie e tecniche d'avanguardia e riveste un ruolo di pioniere nell'istituzione di partenariati tra il settore privato e quello pubblico. Ne è un esempio l'iniziativa T’ikapapa, che mette piccoli produttori di patate indigene in contatto con i mercati urbani..

Le patate indigene sono coltivate in altitudine, sovente in villaggi contadini estremamente poveri.  L'iniziativa Papa Andina, lanciata nel 1998 con il sostegno del CIP e della DSC, si è posto l'obiettivo di rivalutare la patata indigena promovendo una serie di prodotti di nicchia originali e di qualità per consentire ai piccoli agricoltori di operare sui mercati nazionali o regionali e di ottenere prezzi elevati e stabili. La catena commerciale creata per questi prodotti è fondata su processi partecipativi, ai quali contribuiscono tutti gli attori coinvolti: produttori, ricercatori e commercianti. Papa Andina è un programma regionale realizzato da tre partner nazionali in Perù, Bolivia e Ecuador.

Costruire fondamenti durevoli

Nonostante la considerevole biodiversità e i vantaggi economici che derivano dal suo impiego, esiste un rischio effettivo che la produzione di patate nelle terre coltivabili entri in una fase di ristagno. Per i piccoli contadini, questa situazione comporta una perdita di competitività e un calo dei prezzi. È perciò di vitale importanza preservare a lungo termine la diversità genetica. Coscienti del problema, la Bolivia, il Perù e l'Ecuador hanno dichiarato zona protetta una superficie corrispondente al 12 a 18 per cento del loro territorio. Buona parte della biodiversità si trova tuttavia all'esterno di tali zone. I tre Paesi hanno perciò riunito gli sforzi in un programma regionale comune intitolato BioAndes, volto a incoraggiare, in particolare, la gestione durevole della biodiversità nelle zone non protette. Questo programma, sostenuto dalla DSC, mira in modo generale a conservare la diversità genetica delle Ande attraverso la collaborazione tra le diverse istituzioni, la formazione e la ricerca.

Ulteriori informazioni e documenti